Fu in questo clima di pietà che ebbe origine la proposta per l'erezione del Santuario di Cerveno.
Ne fu ideatore don Pietro Bellotti da Villa d'Allegno, una grande nobile anima di sacerdote che fu parroco a Cerveno. Egli, tramite il fratello don Bartolomeo, che era parroco a Zone ed era amico e mecenate dello scultore Andrea Fantoni, promosse il compimento, ad opera dei fratelli Fantoni, di tutte le principali opere d'arte che si ammirano nella parrocchiale. Furono quarant'anni operosi i suoi nella cura pastorale di Cerveno: dal 29 giugno 1692 al 12 aprile 1732; giorno in cui avvenne la sua morte, che è ricordata nel registro dei morti dell'Archivio parrocchiale, che, dopo aver segnato che fu sepolto “in mezzo alla chiesa parrocchiale appresso alli gradini del coro sotto le balaustre”, dice che “governò il popolo con singolare sempio, prudenza e dottrina”.
Per il Santuario della Via Crucis aveva già chiesto ed ottenuto da Roma in data 16 gennaio 1731 il previlegio dell'acquisto delle SS. Indulgenze, annesse alla pia pratica della Via Crucis e al luogo dove la stessa si compiva.
Della sua idea per un Santuario della Via Crucis aveva parlato con Andrea Fantoni, che ne predispose un progetto, che prevedeva però una diversa sistemazione delle cappelle o stazioni, che egli avrebbe voluto staccate, a se stanti, lontane dalla chiesa, lungo il pendio sulla strada che conduce al monter Arso; mentre era desiderio di don Bellotti che fossero riunite tutte presso la Chiesa parrocchiale.
Il progetto di don Bellotti, che era condiviso anche dalla popolazione, venne fatto proprio dal successore don Andrea Boldini di Saviore, che per l'attuazione si rivolse non più ai Fantoni, ma ad un suo convalligiano Beniamino Simoni, nativo di Fresine ma abitante a Brescia, il quale godeva già fama di eccellente artista del legno e dello stucco. Nel 1750 don Boldini fu promosso Arciprete di Rogno e il compito di realizzare il Santuario, che era oramai nel cuore della popolazione, passò al suo successore don Giovanni Gualeni da Lovere. Entrò in parrocchia alla fine del 1750 e comincò la fabbrica “de le nove capele della via Crucis il primo gennaio 1752”, come è notato nei libri mastri della costruzione del Santuario, che vanno dal 1750 al 1783.
Beniamino Simoni “il fabricator delle statue” venne a stabilirsi con la famiglia di casa a Cerveno in modo da poter lavorare con maggior comodità e celerità. Il registro “dove sono registrati tutti li crediti e li debiti di detta fabbrica delle nove capele della Via Crucis” annota appunto come furono dati al Simoni “l'alloggio e tutto l'occorrente e il vitto per se per tutte le persone che lo coadiuvavano nel lavoro”.
Furono chiamati operai da varie parti per costruire le cappelle, cioè le ampie nicchie dove dovevano trovare posto i gruppi di statue. Capimastri furono Domenico Gulberti, Matteo Tognati e Giovanni Prati di Incudine. Il pittore dell’architrace delle prime due cappellle fu Bernardino Albrici di Scalve, che aveva già finito il lavoro nel marzo del 1752. Difatti Riceveva “adi 25 detto: per avere pitturati li architravi delle due capelle con li telari e parappetti lire 19”.
Intanto si raccoglievano i denari necessari per continuare il lavoro. diede per primo l'esempio don Gualeni che fece una prima offerta di 70 lire. Fu generosamente imitato dal popolo di Cerveno e dalle popolazioni delle terre vicine sia di Valle Camonica che di Valtellina e della Bergamasca che fecero offerte chi in denaro, che in generi di consumo, chi in beni di utilità, come la calce e il ferro. Vi fu chi generosamente donò immobili da vendere, devolvendo il ricavato a favore della fabbrica delle cappelle.
Per facilitare e regolarizzare la raccolta delle offerte si nominò una persona che provvedesse a questo compito, detto “romito de le caple de Servè”. Purtroppo sia fra Felice Tomasi da Canè che fra Giuseppe Chiappino da Saviore non furono all'altezza del compito e della fiducia in loro riposta, pensando più al loro interesse che a quello della fabbrica. Momentaneamente il loro incarico fu sospeso. Fu ripreso più tardi con gente di Cerveno con migliori risultati.
Il 7 giugno 1753 fu chiamato a prestare la sua opera il pittore Paolo Corbellini di Laino della Val d'Intelvi (Como), seguito a breve distanza dall'amico Giosuè Scotti. Assieme lavorarono alle tre medaglie della volta del santuario, reppresentanti: la prima, Giuditta che mostra il capo mozzato di Oloferne; la seconda, Mosè che innalza nel deserto la verga col serpente di bronzo perchè il popolo la veda e sia salvo; la terza, Hiel di Bethel che sacrificò sulle mura della città il primo e l'ultimo dei suoi figli per propiziarsi il Cielo. Ne dipinsero anche una quarta sopra il sepolcro del Cristo Deposto del Fantoni, che era stato posto in luogo della XIV stazione allora mancante. Rappresentava la Resurrezione di Cristo. Tale dipinto andò perduto con ogni probabilità quando nel 1869 fu ampliata la cappella per riporvi l'attuale sepolcro del Selleroni.
I due amici dipinsero anche la mezzaluna sopra la porta d'ingresso all'intero: due braccia che sostengono un cuore circondato e trafitto dalle spine. Fecero inoltre: le figure dei profeti lungo la galleria, con sotto il nome di ognuno, e le scene della condanna a morte di Gesù e il suo trasporto alla sepoltura accompagnato da Maria Maddalena, scene che si trovano di fronte e in parte alla porta centrale della chiesa parrocchiale. Una nota del 13 agosto 1753 registra: “per aver pitturato le tre medaglie dell'involto e la medaglia della resurrezione sopra il sepolcro e la mezzaluna sopra la porta e tutto il resto fatto di nuovo, lire 572”.