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      Oratorio della Madonna del Carmine

      Si trova affiancato alla chiesa parrocchiale sul lato che guarda a valle ed è oggi una delle cose più preziose del patrimonio pittorico di Cerveno.

      Originariamente aveva tutte le pareti affrescate da pittori della ScuOla da Cemmo, così almeno si pensa, ma venne nel tempo completamente modificato sia con l'abbassamento del soffitto a volta sia con un'imbiancatura totale delle pareti , dovuta forse a necessità igieniche in tempo di peste, imbiancatura che rese sconosciuti gli affreschi fino a poco tempo fa.

      Fortunatamente nel 1974 si pensò ad un restauro dell'ambiente, divenuto deposito e ripostiglio per la parrocchia e la chiesa. Fu una decisione che diede ottimi frutti.

      Levato il quadro dell'ancona, dietro apparve un affresco ai colori ancora vivi rappresentante l'Annunciazione dell'Arcangelo Gabriele a Maria. Questa prima scoperta determinò tutta una serie di assaggi alle pareti con l'autorizzazione della Sovrintendenza di Milano, e fu un continuo piacere degli occhi. Sulla parete del presbiterio, sopra l'Annunciazione, apparve una grande Crocifissione.

      Accanto apparve una figura al naturale di una santa riferibile al 1500 e questa a sua volta ricopriva un affresco raffigurante Santa Lucia del 1400 circa. Sempre sulla stessa parete venne alla luce una Natività sempre del 1500 e più sotto la rappresentazione del martirio di S. Simonino di Trento, una leggenda assai cruenta nata in un clima di antisemitismo di cui si è fatta finalmente giustizia da parte della chiesa. Questi ritrovamenti costrinsero allo strappo di alcuni affreschi, che sono collocati all'interno della chiesa parrocchiale. Ma le felici scoperte non erano terminate.

      Sulla parete laterale al presbiterio verso valle venne alla luce un'altra sovrapposizione di affreschi, purtroppo rovinati con l'ingrandimento e l'allungamento di una finestra. Sono rettangolari. La figura di S. Sebastiano che si trova al centro del quadro è senza testa e mezzo rovinate sono anche quelle di S. Antonio da Padova e di S. Rocco; così pure in parte rovinate la figura della Madonna Addolorata col Cristo Morto. E' questo l'affresco, ora in fondo alla chiesa parrocchiale, che abbiamo citato per la datazione della chiesa stessa.

      Su questa parete è rimasto un altro affresco la cui interpretazione è assai difficile. Sembra rappresenti, stando alle scritte ancora leggibili, un sacerdote ebraico che scaccia dal tempio S. Anna, che, come la madre di Samuele, sembra ubriaca ma è solo in preghiera sconvolta per la sua sterilità ma fiduciosa nella grazia di Dio per avere della prole. Infatti accanto è raffigurato lo sposo S. Gioacchino che nel deserto implora il dono della paternità, come si desume dai cartigli solo parzialmente rimasti sulla parete. Sotto c'è la scena della visita di Maria ad Elisabetta, con un numeroso corteo di persone.

      Sulla parete opposta verso la parrocchiale, in alto, troviamo ancora S. Gioacchino e Sant'Anna che ringraziano Dio per la grazia della fecondità e vicino la scena della nascita di Maria. Una scritta in forma poetica descrive le due scene rappresentate.

      Più sotto, come nel racconto di una biografia, è rappresentata la giovinetta Maria che sale le scale del tempio, ricevuta sulla porta al sacerdote che la dovrà educare. In parte è il trionfo di Maria seduta in trono, venerata da una moltitudine di fedeli oranti in ginocchio e incappucciati come voleva probabilmente la regola della loro schola.

      Nella parete di fondo dell'oratorio, dove una volta erano dei grandi armadi per la custodia di baldacchini e stendardi delle varie congregazioni e schole, qui assai numerose, è stata collocata l'ancona tolta dal presbiterio tutta piena di colonnette ben intagliate e con abbondante ornamentazione, sormontata da un cappello con lo stemma che deve esser quello del donatore. L'ancona racchiude una tela di discreto valore di ignoto autore e che rappresenta la Madonna del Carmine con in parte S. Carlo Borromeo, S. Francesco d'Assisi e S. Paolo della Croce.

      Il paliotto dell'altare dell'oratorio è stato invece sistemato, e molto opportunamente, sul nuovo altare della parrocchia, rivolto al pubblico come vogliono le disposizioni liturgiche attuali. Esso, parte in legno e parte in cuoio, ha dipinta la Madonna del Carmine due confratelli incappucciati, che in ginocchio pregano.

      Altri quadri, ottenuti dagli strappi degli affreschi sovrapposti, ornano le pareti dell'oratorio: uno, datato 1571, rappresenta la Madonna con sulle ginocchia il Bambino Gesù e un Santo barbuto; un secondo, che porta la data 1430, rappresenta la Madonna con due angeli. Un terzo quadro, non dovuto ad uno strappo, rappresenta Gesù vicino alla colonna della flagellazione che presenta una verga a S. Maria Maddalena de' Pazzi.

      Nella volta del piccolo presbiterio grandeggia la figura del Cristo, che presenta un libro con la scritta: “Ego sum lux mundi” (Io sono la luce del mondo); con la colomba ispiratrice dello spirito Santo e ai lati i quattro Evangelisti con i loro simboli, accompagnanti ognuno dal Santo Padre o dal Dottore della Chiesa che meglio ha commentato i loro scritti.

      Sull'arco, che chiude e stacca il presbiterio della navata, sono raffigurate le Sibille: Tibertina, Efesia, Cumana, Eritrea, Delfica, Messanea, Sambettea. sempre sull'arco, nella parte bassa, uno di fronte all'altro, sono rappresentati un Santo con la sua bandiera crociata e un Santo Anacoreta.

      Per tutte queste opere pittoriche si sono fatte varie attribuzioni con particolare riferimento ai Da Cemmo; ma non vi sono documenti che abbiano a dare certezze in proposito. Ciò che è importante è che gli stessi siano stati recuperati e salvati alle future generazioni, come un patrimonio d'arte ma soprattutto di cristiana pietà.