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      Cerveno
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      Altre opere

      Oltre agli altari sono da prendere in considerazione nella chiesa parrocchiale altre opere di valore.

      L'organo attuale è del 1841 ed è opera degli organari Carlo e Giorgio Parolina di Villa d'Ogna nel bergamasco. Venne a sostituire quello che era stato sistemato a Cerveno nel 1771 in seguito all'acquisto che ne aveva fatto il Sindaco di Valle avv. Paolo Tommaso Prudenzini, originario del luogo, in occasione della soppressione del convento dei Padri Conventuali, nella cui chiesa si trovava, “in Brebenno, tenor di Bienno e Cividate” (il sito dove oggi sorge l'Eremo dei SS. Pietro e Paolo). Il vecchio organo venne ceduto alle Suore del Sacro Cuore di Darfo.

      Cent'anni dopo la sua collocazione, nel 1947, l'organo subì un disgraziato restauro che lo rovinò e a cui pose rimedio, nei limiti del possibile, nel 1957 Domenico Vergine, un bresciano residente a Castelpolio (Mantova).

      I confessionali, posti in fondo alla chiesa , sono pure opere della Bottega Fantoni. Ed è ai confessionali di Cerveno che molto probabilmente si riferisce don Bartolomeo Belotti, parroco di Zone, in una lettera ad Andrea Fantoni del 22 febbraio 1709: “Circa il disegno del confessionario, lo voglio di tutta maestà, ma fatto con diversi ordini di colonnette ritorte d'ulivo a macchie... parmi staria bene con le piramidi in cima a lesinati... con una croce d'ulivo per minor spesa...”

      Il Battistero è opera di un falegname cervenese: Antonio Concelli; che lo fece nel 1765. Le opere di abbellimento sono dei fratelli Fantoni Francesco Donato e Grazioso, che in quel tempo lavoravano alle statue della Via Crucis. Furono spese lire 1000 per il Concelli e lire 50 per i fratelli Fantoni.

      Il Battistero fu inaugurato il 12 maggio 1765. Dove si trova attualmente venne sistemato nel 1957 nel corso di un riordinamento generale della chiesa.

      Anche il pulpito, è attribuito alla Bottega Fantoni. Sono da ammirarsi le bellissime cariatidi agli angoli del pentagono e l'ornamento del cappello.

      Abbandonata la chiesa ed entrati nella sacristia non è possibile non ammirare gli antichi cassettoni ed armadi per gli arredi sacri che sono in dotazione alla chiesa: vasi sacri, preziose croci astili ben lavorate e cesellate ecc. Del ricco patrimonio di paramenti sacri ben pochi ne sono rimasti. Da vedere, un parametro bianco, in terzo come si diceva prima della riforma liturgica, con un ricamo sbalzato ricchissimo in oro.

      Dalla sacrestia è l'accesso al bel campanile, che è dotato di un concerto in si bemolle di cinque campane, opere della famosa ditta campanario Giorgio Pruneri di Grozio in Valtellina. Suonarono per la prima volta in occasione della festa patronale di S. Martino nel 1857.