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      Gli altri altari

      La Chiesa parrocchiale è ornata di altri quattro altari, che contengono tutti opere di alto pregio.

      L'altare di S. Antonio Abate è pure opera della Bottega Fantoni. Scrive infatti Mons. Rota: “1704 due ancone, una dell'altare maggiore e l'altra di S. Antonio abate, che ha pure un paliotto o parapetto magnifico, rappresentante la morte e la gloria di Paolo eremita, visitato e soccorso da S. Antonio abate che va a dargli sepoltura nella fossa scavata da due leoni, usciti dalla foresta appositamente per far la fossa al santo eremita, come si narra nella vita del santo” L'opera era pronta e posta in detto altare nel 1717.

      In una nota di un libro parrocchiale si dà notizia della pala qui collocata e che rappresenta la Madonna col Bambino in braccio rivolti verso S. Antonio abate e, sotto, un santo vestito da soldato, S. Rocco e due altri santi religiosi. Detta pala, dice la nota “fu fatta a mano dal sig. Pompeo Ghitti, pittore eccellentissimo, abitante in Brescia “ e posta sull'altare il 28 luglio 1701”.

      L'altare della Immacolata Concezione e della Madonna Grande, posto nella omonima cappella, fu eretto in forma semplice nel primo decennio del 1700 per riporvi appunto la statua della Madonna Grande scolpita personalmente da Andrea Fantoni nel 1711. Era posta nella nicchia centrale dell'altare circondata dalla tela semicircolare con scene di angeli festanti, portanti strisce con simboli e scritte di invocazioni mariane, tratte dalle litanie lauretane. Questa tela è opera del pittore veneziano Andrea Celesti, vissuto ed operante dal 1647 al 1712. Attualmente è sistemata attorno al battistero nella cappella del S. Seplocro o di S. Gaetano, in seguito ad alcuni lavori nella cappella.

      Nel 1739 infatti si eresse un nuovo altare in marmo policromo, che fu accordato dal “marmoraio” Vincenzo Baronzino da Rezzato con il massaro di detto altare e col presidente della fabbrica della Chiesa il 12 giugno 1723. Esso è imponente e di bell'aspetto, ma privo però di un paliotto adeguato.

      La bellezza della Madonna Grande ed il suo volto ispirato la fece proporre come Madonna Pellegrina della Valle Camonica nel 1949; ma la paura di possibili deturpazioni lungo le vie strette dei paesi valligiani, oltre ad altre sensate ragioni, fece cadere la proposta.

      Nel 1953 fu portata a Brescia per subire un radicale restauro. Fu colta l'occasione per farla conoscere e con l'autorizzazione del Vescovo venne intronizzata nella Basilica Maggiore del Santuario Mariano delle Grazie in occasione dell'apertura dell'anno mariano indetto da Pio XII nel 1954, centenario della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione. Fece ritorno a Cerveno in forma solenne il 15 maggio 1954.

      Nella stessa cappella sulle pareti laterali ci sono due grandi quadri oblunghi, rappresentanti: uno lo sposalizio della Madonna con S. Giuseppe; e l'altro, lo sposalizio d S. Caterina da Siena con Gesù; e quattro quadri semicircolari che coprono le nicchie esistenti e rappresentano: S. Agostino, vescovo di Ippona; San Carlo Borromeo; S. Luigi Gonzaga; e S. Antonio da Padova. Tutti questi quadri sono attribuiti ad Andrea Celesti.

      L'altare del Santo Sepolcro o del Cristo deposto o di S. Gaetano ha pure esso una sua storia. La nota di un libro dell'archivio parrocchiale afferma che “gli huomini affiliati alla schola del SS. Corpo di Cristo, detta anche del Salvatore, il 20 novembre 1746 avevano proposto di fare, raccogliendo limosine destinate per onore del glorioso S. Gaetano, una piccola cappella o altare , appunto in onore di S. Gaetano. Per raggiungere tale scopo era anzitutto necessario di eleggere un massaro, perchè ne tenesse conto. La decisione fu presa nella adunanza del 21 dicembre 1747. Nel 1750 l'altare era già pronto e fu solennemente benedetto; e il 2 agosto successivo fu stabilito di festeggiare il santo in perpetuo il giorno della sua festa il 7 agosto.

      Il 29 settembre 1752, d'accordo l'universale congregazione diede licenza al massaro di fare a Beniamino Simoni scultore, presente il parroco testimonio, l'ancona in legno secondo il modello presentato in lire piccole 560, da pagarsi in varie rate entro l'ottobre 1753. Detta ancora era pronta il 17 settembre 1753. Si fece l'accordo col pittore Soardi di Breno di marmorizzarla e indorarla in lire piccole 300 con patto che il massaro procurasse tutto ciò che era necessario e bisognevole per l'oro; tornendola al dente, adoperando tutta la diligenza necessaria ecc.”. Di detta ancona rimangono i tre angeli che furono sistemati nell'altare attuale: uno in alto con corona in mano e due ai lati in adorazione.

      Il primo marzo 1797 fu ordinato a Santo Cattaneo, pittore di Brescia, la pala che raffigura il Santo in preghiera che intercede per i suoi fedeli. Quadro che si vede attualmente appeso di fronte al Battistero. Questa primitiva sistemazione fu completamente sconvolta quando si decise la costruzione dell'attuale cupola che fu portata a termine tra il 1885 e il 1887, per sistemarvi la grandiosa urna del Cristo Deposto del Fantoni, che prima era collocata nel luogo ove venne poi costruita la quattordicesima stazione della Via Crucis in cima al santuario.

      La nuova cappella fu decorata in alto dal pittore Ponziano Loverini, coadiuvato da Antonio Moscheni di Bergamo. L'altare si voleva in un primo tempo costruito in marmo e si era chiesto il progetto alla ditta Nicola Barbieri di Bergamo per avere un riscontro con quello della Madonna Immacolata di fronte; ma la spesa era troppo forte per cui fu commissionato uno in legno a Fortunato Canevali di Breno, che si impegnò a farlo dipingere ed indorare da un competente bergamasco, forse Carlo Panseri. L'opera fu pronta nel 1894.

      In merito al Cristo Deposto del Fantoni scriveva testualmente il 6 gennaio 1710 il parroco don Pietro Bellotti: “Questo pubblico è molto consolato delle opere eseguite, ed in particolare del Cristo Deposto. Capitano sempre dalle terre vicine persone anche di qualità a vederle e fanno meraviglie” Mons. Rota a sua volta ricorda più volte il Cristo “in Cerveno”, Vallecamonica, un eccellente Cristo steso in terra, grande al naturale... 1710 un Cristo Disteso”.

      L'altare della Madonna del Santo Rosario o di S. Giuseppe è un'altra opera della Bottega Fantoni, ordinata ed accordata dai rappresentanti della Schola del S. Rosario il 25 dicembre 1704 perchè “volevano un'ancona più bella e più grande per essere la precedente piccola al sito della cappella”. Questo altare ha un bellissimo paliotto, che rappresenta la visita e l'adorazione dei magi a Gesù Bambino.

      In una lettera ad Andrea Fantoni il parroco don Pietro Bellotti il 5 gennaio 1709 scrive: “il parapetto di Cerveno lo voglio di tutta eccellenza, costi quanto si voglia”. In un'altra lettera del 14 febbraio dello stesso anno il parroco Bellotti dà alcune indicazioni come si deve compiere l'opera: “si faccia il parapetto con tutta maestà. Uomini a cavallo, cammelli e dromedari ecc.”.

      La pala dell'altare della Madonna del Rosario fu ordinata ed accordata il 29 marzo 1741 col pittore Carlo Coggi da Palazzolo e rappresenta la Madonna del Santo Rosario con il Bambino Gesù in braccio con ai lati San Domenico di Guzman, Santa Caterina da Siena e due altre sante. Fanno da cornice le scene dei quindici misteri del Rosario.

      All'altare della Madonna del Rosario era annessa anche la cappellania, detta Spagnola dal sprannome del benemerito legatorio Carlo Bazzoni, che l'aveva fondata l'11 maggio 1650 con l'obbligo di celebrare la santa messa su detto altare tutte le prime domeniche del mese; poi fu aggiunto l'obbligo di celebrare anche tutti i lunedì e infine tutti i giorni. Aveva s'intende anche la casa di abitazione per il sacerdote celebrante e i beni per mantenerlo.