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      Note di storia

      Per Cerveno, come per altri molti piccoli centri, le origini sono sconosciute, almeno documentalmente: non esistono infatti come per altri centri vicini incisioni rupestri preistoriche o lapidi e reperti romani.

      Ciò ha permesso che si avanzassero suggestive ipotesi ricollegate, in base a non certe tradizioni orali, ad ascendenze romane per le così dette “Torri romane”, che sarebbero state costruite per rinchiudervi i condannati ai lavori nelle miniere. Ricordiamo pure chi, partendo dal nome del paese, fa risalire la sua denominazione ad un personale romane Hervenus (un tale T. Hervenus Sabinus si trova nominato in una lapide di Reggio Emilia).

      Di ancor più ampia fantasia è l'ipotesi avanzata, a suo tempo, dal Favallini: Cerveno deriverebbe da Ceras, prefisso euganeo che significa corno, e da Vennia, nome antico della Concarena, per cui significherebbe Corno di Vennia. Da qui è stato facile al Favallini passare all'ulteriore ipotesi che Cerveno sia l'antica Vannia, cui accenna Tolomeo e di cui parla Plinio.

      Non è improbabile che il Favallini sia stato portato alle sue ipotesi da quanto affermato dal Rizzi il quale scrive che nel 1867 vennero rinvenute delle casse di terracotta.

      E' probabile che il nome del piccolo vico sia derivato da sherf = cervo, latino cervus, oppure che sia sinonimo di Cerreto = cerri, come sostengono la Gnaga e il Guerini.

      Una ricerca di questi ultimi anni farebbe derivare Cerveno dal nome gallico-celtico UKAR o KER = rupe-roccia e BO o BY o BAL = baite di legno quindi HAR-BE' = villaggio di baite di legno su un Torus roccioso (NB: la B viene trasformata in V) HAR-VE' lo chiamano ancora oggi gli anziani del paese.

      Il nome Cerveno sarebbe allora una trasformazione del termine toponomo originale.

      Al di là delle ipotesi varie, sicuramente Cerveno è di remota origine, risalendo al oltre il Mille come fa supporre la dedicazione della sua chiesa a San Martino, uno dei santi del ciclo di Tours.

      Il primo documento storico, che con molte probabilità si può riferire a Cerveno, è del 960 ove si ricorda una villa Cervine. Più oltre si può andare se a Cerveno si vuol riferire la Cervinica nominata nel diploma di Lotario del 837.

      E' più logico supporre che nei secoli attorno al mille Cerveno abbia seguito la vicenda storica della generalità delle terre camune cioè facendo parte del feudo del Vescovo di Brescia, che investe a sua volta di queste terre il feudatario di Cemmo, anche se non esistono documenti contemporanei che possono confermare la supposizione. La dipendenza vescovile è comunque documentata nel periodo posteriore: il 5 aprile 1299 i vicini di Cerveno giuravano fedeltà al Vescovo di Brescia e nelle mani del Vicario di questi, Cazoino, riconoscendone la potestà feudale.

      Tale potestà venne in seguito sempre riconosciuta dalla Vicinia come risulta dalle investiture vescovili registrate tra il 4 febbraio 1398 e il 26 maggio 1399.

      Negli anni seguenti possiamo registrare: il 12 novembre 1442 il comune e i vicini di Cerveno venivano investiti della decima di Cerveno e di Dalegno, investitura più volte rinnovata con atti dell’11 febbraio 1458, del 26 settembre 1465, del 14 marzo 1532.

      L'ampiezza del territorio di Cerveno fino all'Alpe di Monte Arso è documenta in un atto del 1472.

      Da un documento di questo periodo, 27 febbraio 1429, si ha una indicazione sul tipo di occupazione della popolazione locale, che fa inoltre presupporre l'esistenza di miniere sul territorio comunale.

      I vicini di comune accordo stabilirono di costruire un forno fusorio presso l'acqua della Ripa, decidendo che la ripartizione dei redditi dello stesso avvenisse tra il Comune ed i vicini che avevano cooperato alla costruzione del nuovo forno.

      Questa ed altre attività dovevano creare un certo movimento di uomini e di denaro, richiamando anche gente da fuori territorio.

      Alcune famiglie in particolare eccelsero.

      Così troviamo che il 27 luglio 1430 veniva investito delle decime di Losine dal Vescovo di Brescia Giacomino figlio di Comino Guarini di Cerveno; il 5 febbraio 1458 veniva investito di parte delle decime di Ono Tomasino fu Boschino de Brogis di Cerveno.

      Non solo. Durante i preparativi per la guerra tra Venezia e Milano, un ordine del 20 luglio 1482 stabiliva che le cernide si trovassero pronte al comando di Zenone da Cerveno.

      E' sempre nel secolo XV° che troviamo ricordato per la prima volta il nome di un sacerdote in cura d'anime a Cerveno: “Presbiter Zambonellus de Savioro commendatarius ecclesiae Sancti Martini de Cerveno” dice un documento del 3 aprile 1459, elencandolo tra i sacerdoti e i chierici del Plebanato di Cemmo. In un altro documento del 28 novembre 1463 è nominato come “rector ecclesiae s. Martini”.

      Ma dobbiamo anche qui giungere al periodo del Vescovo Bollani e di S. Carlo Borromeo per avere giurisdizioni precise e continue dal punto di vista ecclesiastico.

      Quei due grandi uomini di chiesa furono nella diocesi bresiana infatti gli esecutori delle norme del Concilio Tridentino e posero rimedio ad alcune devianze per cui certi individui non degni della loro missione godevano delle rendite ma trascuravano i dover i per cui erano state istituite.

      Nella sua visita preparatoria, per esempio , a quella del Bollani, Giacomo Pandolfi, quando il 19 agosto 1562 fu a Cerveno, richiamò ai suoi doveri pre Hieronimo delli Elmetti, nativo di Cerveno, rettore qui e curato a Sellero, perchè rientrasse in parrocchia e si provvedesse di curato “ che sia al proposito e piaccia alli huomini”. Cosa che fece prima che il Vescovo Bollani procedesse alla sua visita pastorale del 1567.

      E' sempre in campo ecclesiastico che si hanno dati sicuri della vicenda storica di Cerveno, in particolare nella sequenza de parroci: Zombonellus de Savioro (1463 circa) già citato, Marco (1572 circa), Girolamo Elmeto (1573-1592), Francesco Ronco di Breno (1593-1615), Andrea Boldini di Saviore (1732-1750), Giovanni Qualeni di Lovere 1750-1760), Bartolomeo Bressanelli di Sellero (1761-1808), Giacomo Zitti (1808-1810), Giovanni Abondio di Darfo (1810-1812), Franceso Pievano (1812-1814), Domenico Monizzi di Grevo (1815-1828), Giuseppe Griffi di Braone (1828-1859), Angelo Mora di Gavardo (1860-1879), Battista Donati di Cimbergo (1879-1889), Andrea Raud di Edolo (1891-1902), Giovanni De Pedro di Paspardo (1903-1924), Giuseppe Donati di Cimbergo (1924-1948), Giacomo Gasparotti di Vezza d'Oglio (1948), Arturo Pelamatti di Pescarzo di Breno (1980-1992).

      In campo civile vi è un'ultima data da ricordare: nel 1927 il comune di Cerveno veniva annesso a quello di Ceto, prendendo la denominazione di Ceto-Cerveno. Dopo la seconda guerra mondiale e la resistenza, che vide la figura di Giacomo Cappellini, Cerveno riacquistava la propria autonomia amministrativa con Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato n. 444 del 6 maggio 1947, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n135, del 17 giugno 1947.